Affrontare la musica dei Plaid significa entrare in un universo artistico splendido e sorprendente come pochi. Un’esperienza davvero rara che soprattutto aiuta a capire quali siano realmente le potenzialità espressive più alte della “musica fatta con le macchine”.
Ed Handley ed Andy Turner sono attivi fin dalla fine degli anni ’80, prima come The Black Dog assieme all’ex socio Ken Downie (regalando già lì gemme seminali) per poi concentrarsi sul progetto Plaid. Autori di dischi considerati unanimemente pietre miliari nell’ambito dell’elettronica (e non solo), vedi “Not For Threes” (1997), “Double Figures” (2001) e “Spokes” (2003), negli ultimi anni hanno via via dedicato sempre più attenzione all’interazione tra musica ed immagini, dando vita a lavori eccezionali come il progetto multimediale “Greedy Baby” (2006), costruito assieme all’artista visuale Bob Jaroc.
Da più di un decennio nomi di punta dell’etichetta Warp, sullo stesso livello di Aphex Twin, Squarepusher e Boards Of Canada, i Plaid sono da sempre ben al di là dell’elettronica più dozzinale o di moda. Contrariamente a molti loro colleghi, Turner e Handley operano infatti in profondità, ragionando non solo su ritmiche complesse e vertiginose ma anche su soluzioni melodiche e armoniche sempre in grado di spiazzare e sedurre in modo non scontato: citazioni che spaziano dal jazz all’avanguardia, dalla classica novecentesca al folk, dalla musica latina a quella asiatica – filtrando il tutto col respiro digitale della techno più creativa e coraggiosa.
Fra echi ambient, dance ipnotica, ricordi di synth e sonorità industrial, la loro musica astrale si snoda insieme alle potenti immagini che esprimono una feroce critica alla condizione alienante e massificata dell’uomo occidentale, si preannuncia un’esperienza audiovisuale magnetica assolutamente imperdibile.

http://www.myspace.com/plaid4thepeople